Forte terremoto magnitudo 6,8 in Grecia. Anche Sud Italia a rischio nei prossimi mesi o anni?

di Antonio Iannella

Fase, da qualche anno, molto frenetica per i movimenti terrestri. Possibili concause e rischio futuro per il territorio italiano

Forte terremoto alle porte d’Italia: sisma magnitudo 6.8 davanti alle coste del Peloponneso, in Grecia. Area dinarica ed ellenica molto movimentate negli ultimi mesi e anni con 3/4 eventi di magnitudo intorno al 5° tra Ex Jugoslavia e Albania e questo evento forte di 6,8° in Grecia.

Ma da un po’ di anni, i terremoti sono in fermento su buona parte delle aree sensibili terrestri e l’Italia ne è una. Secondo alcuni studi, potrebbero essere ancora più in fermento nei prossimi anni, in particolare nei 2/3 anni a venire. In linea di massima è abbastanza comprovato che, nelle fasi di minimo e massimo solare ( meno, quindi, nelle fasi intermedie ) ossia quando la nostra stella si trova nelle fasi di massima e minima attività, per effetto di questa sul magnetismo terrestre, i terremoti subiscono un incremento in numero e intensità. Dal 2008 stiamo vivendo un minimo solare abbastanza importante come non si vedeva dalla fine del 1800. E tale minima attività solare è destinata a continuare e probabilmente a essere sempre più minima nei prossimi anni. A questo dato, se ne aggiunge un altro. La terra rallenta la sua rotazione periodicamente e ciò a causa di conseguenze gravitazionali tra Terra e Luna.

Da quasi 5 anni a questa parte la Terra ha iniziato uno dei rallentamenti periodici della sua rotazione per di più con la possibile complicità, ultima ipotesi scientifica, dello scioglimento dei ghiacci polari che riversando acqua dolce negli Oceani, favorisce una diversa ridistribuzione delle masse sulla superficie terrestre, con cambiamento del momento angolare e influenza sulla rotazione in termini di rallentamento.  Tuttavia, questa possibile concausa risulta piuttosto variabile a seconda dell’andamento meteo-climatico e consistenza dei ghiacci di anno in anno e, comunque, ancora da dimostrare, per cui la causa principale dei rallentamenti resta la conseguenza gravitazionale tra Terra e Luna. Nel corso degli ultimi 100 anni, i rallentamenti della Terra sono sorprendentemente coincisi con periodi che hanno visto un aumento globale del numero dei terremoti e della loro intensità. Un fenomeno che porta ad un aumento da 2 a 5 terremoti rispetto alla media. Il picco dell’aumento di terremoti si ha mediamente a partire dal quinto-sesto anno dall’inizio del rallentamento,  un rallentamento ultimo è iniziato nel 2013. Dal 2018, quindi, e per i prossimi 1-3 anni, secondo quanto riporta su sciencemag.org, James Dolan, geologo presso l’Università della California del Sud, a Los Angeles, il nostro pianeta potrebbe subire 5 grandi terremoti in più rispetto alla media annuale di 18 grandi terremoti. L’Italia è una delle aree sensibili su scala planetaria, naturalmente non è detto che accada da noi un terremoto forte, essendo davvero vaste le aree  sensibili a livello planetario.

Tuttavia, un incremento dell’attività e dell’intensità sismica può esserci anche sul nostro territorio. C’è poi uno studio tutto italiano, assolutamente all’avanguardia e molto apprezzato in termini preventivi, condotto dall’equipe del professore Mantovani dell’università di Siena. Uno studio serio che abbandona il sistema statistico ed utilizza uno di stampo empirico. Cosa vuol dire? Sostanzialmente, abbandona l’idea che un terremoto può interessare un luogo perché lo dice solo la storia ed analizza, invece, anche i dati fisici osservabili: i processi tettonici, ad esempio, o la distribuzione dei territori nel tempo con i loro movimenti. Secondo una accurata indagine di tipo empirico lo studio, già diversi anni fa, aveva individuato il Centro Appennino come una possibile aree interessata da eventi sismici di una certa importanza e intensità, cosa puntualmente  realizzatasi. Naturalmente nulla si può, anche in base al metodo di studio Mantovani, in riferimento al quando e al dove esattamente. La tempistica e la localizzazione puntuale restano un rebus. Ma già individuare le aree che nel giro di 1/2/3/5 anni possono essere interessate da terremoti, è importante per la concentrazione su quelle aree di tutte le forze in termini di prevenzione.

Lo stesso studio, individua le aree appenniniche centro-settentrionali come quelle che anche in futuro potranno continuare a essere interessate da terremoti anche di una certa intensità, terremoti che via via potrebbero subire una migrazione sempre più verso Nord, quindi verso il Nord Appennino. Ma, sempre secondo i riscontri dell’equipe del prof. Mantovani, ci sarebbero delle novità ultime per il Sud Appennino, che, ricordiamo, è un’area ugualmente molto sensibile a terremoti, anche forti, alla stregua del Centro Appennino.

In particolare, lo studio avrebbe riscontrato che, eventi sismici che accadono sulla faglia orientale della Placca Adriatica ( una mini placca tettonica, circoscritta nella prima immagine, staccatasi dalla placca africana con perimetro che va dalla Sicilia, attraverso il nostro Appennino fino alla Pianura Padana , taglia le Alpi orientali, poi attraversa l’ex Jugoslavia, le coste balcaniche e greche, fino allo Jonio meridionle e di nuovo verso la Sicilia), specificamente nell’area a Sud dell’ex Jugoslavia, Montenegro e settori balcanici, con buona sistematicità si riflettono di pari magnitudo e in direzione assiale sulla faglia occidentale della placca. La corrispondente in asse delle aree balcaniche citate, è proprio l’area appenninica tra Molise, Campania, Lucania e Puglia.

Mediamente è stato dimostrato ( correlazioni nella seconda immagine ) che terremoti di magnitudo dal 5.5 grado richter in su, che accadono nell’area Montenegro-Albania, nel giro di 3/5 anni possono ripetersi e con eguale magnitudo sull’area appenninica meridionale tra Molise, Campania, Lucania e Puglia. Negli ultimi 3 anni, ci sono stati ben 3-4 terremoti di magnitudo intorno al 5°, tra Montenegro e Albania. La magnitudo di questi eventi ultimi accorsi, non è stata di 5.5° o superiore, magnitudo la cui ripetizione sul lato ovest della placca è stata più sufficientemente dimostrata. Ciò nonostante, anche per terremoti inferiori al 5.5 grado accorsi tra Montenegro e Albania, c’è una buona probabilità che possano esserci repliche sul nostro Appennino.

Un riscontro di fatto a queste teorie, lo abbiamo avuto appena un paio di mesi fa, quando un terremoto magnitudo 5.1, ha interessato il Molise, in località Montecilfone, provincia di Campobasso. Quindi, in base a questo studio, da quest’anno e per i prossimi 3/5, sono da attendersi altri terremoti, anche 2/3, di magnitudo intorno al 5 richter, sulle aree sismiche tra Molise, Campania, Puglia e Lucania.

Medesima correlazione tra i terremoti che accadono sulle aree elleniche e potenziali altri di eguale magnitudo sulla Calabria, nell’arco anche in questo caso di 3/5 anni dagli eventi ellenici (correlazione grafica nella terza immagine ). L’ultimissimo terremoto accorso questa notte, davanti alle coste del Peloponneso, di magnitudo consistente, 6,8 richter, è insorto sulla parte più meridionale dell’area di riferimento ellenica per possibili correlazioni con i terremoti calabresi, quindi quasi al limite dell’area di correlazione. Tuttavia, in base a questo studio, obiettivamente di buona validità, si pone un serio rischio che anche la Calabria, dai prossimi mesi e nel giro di 3/5 anni, possa vedere un evento sismico di tali proporzioni e, se con localizzazione non in mare, ma vicino a centri abitati, un evento del genere potrebbe essere catastrofico. Beninteso, nessun allarmismo né terrore, poiché sono solo ipotesi, senza alcuna certezza. Tuttavia, vale la pena tener presente questa eventualità in termini di prevenzione, data la buona validità riconosciuta a questi studi.

Sotto, il Link allo studio del prof. Mantovani dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia di Siena, circa le correlazioni sismiche tra eventi su aree dinariche-elleniche e potenziali eventi su Centro Sud Appenninico Italiano, capitolo 4. Naturalmente al link è presente tutto lo studio completo sul quadro sismologico italiano-ellenico-balcanico.

https://www.dsfta.unisi.it/sites/st01/files/allegatiparagrafo/05-07-2016/tentativo_di_identificazione.pdf